25 ottobre 2016 | by La Redazione Emilia Romagna
Bisogna coinvolgere i cittadini, no a casi Gorino

Oggi diventa emblematico il caso della frazione di Gorino in provincia di Ferrara, dove gli abitanti hanno creato barricate per respingere l’arrivo di 12 donne sfuggite alla guerra, di cui una incinta, perché lì ‘non c’è niente per gli abitanti, figuriamoci per i profughi’ e perché queste avrebbero occupato parte dell’ostello (nonché unico bar) del […]

downloadimmigrateOggi diventa emblematico il caso della frazione di Gorino in provincia di Ferrara, dove gli abitanti hanno creato barricate per respingere l’arrivo di 12 donne sfuggite alla guerra, di cui una incinta, perché lì ‘non c’è niente per gli abitanti, figuriamoci per i profughi’ e perché queste avrebbero occupato parte dell’ostello (nonché unico bar) del paese. Nessuno ha voluto rinunciare al bar”. Lo dichiara la senatrice Idv, Alessandra Bencini. “È un momento difficile – spiega – Coloro che arrivano qui in cerca di speranza sono tanti, sono diversi da noi (per usi, costumi e lingua) e sono stanchi e disperati. È normale anche sentirsi stremati dal vederci negati quelli che sono sempre stati i nostri spazi, spazi per cui abbiamo pagato o che, addirittura, abbiamo costruito o reso belli con le nostre mani. Però non possiamo smettere neanche di empatizzare, di analizzare la situazione a mente fredda, di comprenderne portata e gravità, e di chiedersi cosa farebbero altri se fossimo noi a dover emigrare in simili condizioni. Cosa ci farebbero e cosa invece vorremmo che facessero. Non dobbiamo avere paura. Dobbiamo, però, agire sul piano sociale per coinvolgere le cittadinanze locali nel processo di accoglienza, in modo da creare un incontro che non distrugga gli equilibri esistenti ma che ne crei di nuovi. I nuovi arrivi possono sempre trasformarsi in una risorsa, se il processo è ben gestito. A questo proposito, e anche per rendere più efficace l’accoglienza e l’assistenza, urgono linee guida programmatiche dal Governo e dall’Europa (e, da quest’ultima, anche i fondi). Serve un progetto condiviso  e coordinato – conclude la senatrice Idv – per far sì che i territori coinvolti nell’accoglienza sappiano come agire, come evitare il possibile incremento di criminalità e come coinvolgere i diretti interessati a includersi nei nostri territori nel rispetto delle nostre leggi per una proficua convivenza”.